Nata a Matsumoto, in Giappone, nel 1929, Yayoi Kusama è senza dubbio l'artista contemporanea più influente e internazionalmente riconosciuta del suo paese. La sua svolta artistica ha avuto luogo negli anni '60, quando ha compiuto il passo decisivo di trasferirsi da Tokyo, dove aveva studiato lo stile di pittura tradizionale giapponese noto come Nihonga, a New York.
Dopo essersi stabilita nella Grande Mela, Kusama si è affermata accanto a grandi figure dell'epoca como Andy Warhol e Claes Oldenburg, cementando il suo ruolo di pioniera della Pop Art. Questo periodo ha segnato un capitolo incredibilmente prolifico della sua vita. Come figura chiave dell'avanguardia newyorkese, ha organizzato „happening“ radicali e di grandissimo impatto mediatico in luoghi iconici come Central Park e il ponte di Brooklyn. Fu durante questo decennio turbolento, influenzato dalla psichedelia, dalla scena hippie e dai nascenti movimenti femministi, che Kusama ha consolidato il suo inconfondibile linguaggio visivo.
Nonostante l'immenso successo internazionale ottenuto a New York, la stabilità finanziaria le rimase preclusa e i suoi continui problemi di salute mentale si intensificarono. A metà degli anni '70 decise di tornare nel suo nativo Giappone, scegliendo poco dopo di risiedere permanentemente e volontariamente in un istituto psichiatrico di Tokyo, che da allora funge da casa e studio.
Mentre la fine del XX secolo si è concentrata soprattutto sulla sua stabilizzazione istituzionale, culminata con la storica presentazione personale in rappresentanza del Giappone alla Biennale di Venezia del 1993, il XXI secolo ha testimoniato un fenomeno globale senza precedenti attorno alla sua opera. Oggi il suo studio continua a emanare un'immensa energia creativa, con importanti retrospettive personali che attirano un numero record di visitatori nei musei più prestigiosi del mondo, rendendo le sue edizioni un punto di riferimento assoluto per chi si dedica a collezionare arte contemporanea.
Il genio multidisciplinare di Kusama spazia dalla pittura alla scultura, dalla letteratura alle sue celeberrime installazioni immersive. Il suo uso caratteristico di motivi geometrici ripetitivi, vivaci contrasti cromatici e pois infiniti deriva direttamente dalle esperienze psicologiche e dalle allucinazioni con cui convive fin dall'infanzia. Per Kusama, la ripetizione sistematica dei pois costituisce un profondo processo di „auto-obliterazione“, una liberazione vitale e terapeutica che trasforma ossessioni, paure e vulnerabilità personali in una meditazione universale sull'infinito.